FASHION

Dal baco da seta al Quadrilatero della Moda

Dal baco da seta al Quadrilatero – Quattro piccole vie in centro città formano quello che in tutto il mondo è conosciuto come Quadrilatero della Moda, un angolo di eleganza dove abitano le grandi firme del prêt à porter italiano ed europeo. Quattro piccole vie dove la clientela è più frequentemente straniera che italiana, e per capire il perché basta scorrere con lo sguardo i cartellini dei prezzi. Quel piccolo spazio compreso tra via Montenapoleone, via della Spiga, via Manzoni e corso Venezia, rimane comunque uno degli angoli più intimamente milanesi. Ma questo è solo uno dei tanti tasselli che fanno di Milano “la città della moda”, in continua competizione con Londra, Parigi e New York, che ogni anno si sfidano sulle passerelle che dettano legge nel fashion market mondiale. Il progetto di costituzione di un Museo della Moda, che sorgerà nell’area Garibaldi-Repubblica, in via di riqualificazione, più che un capriccio è quindi un obbligo, un omaggio non solo simbolico a tutto ciò che nel tempo si è creato attorno a quella che oggi può essere definita una vera e propria industria. Ancora non esistevano passerelle e settimane dedicate alla moda, quando già nel Trecento Milano occupava un posto di assoluto rilievo nella lavorazione qualitativa e quantitativa dei tessuti: insieme a Firenze, Lucca e Venezia, infatti, raccoglieva le richieste di confezionamento di abiti preziosi dai nobili di tutta Italia. Regina indiscussa è sempre stata la seta, la cui qualità, accompagnata da metodologie di lavorazione col tempo più raffinate, rese nel ‘700 l’industria serica una delle maggiori attività lombarde. È in questo secolo, infatti, che Palazzo Marino (ora sede del Municipio) viene venduto all’erario, che lo utilizza, oltre che come dazio generale, come deposito delle sete: qui, produttori e commercianti del prezioso tessuto depositavano le merci come pegno per ottenere finanziamenti. Nel frattempo, la seta aveva fatto scomodare anche grandi geni che studiavano come renderne ancor più efficiente la produzione. Ospite alla corte di Ludovico il Moro, Leonardo da Vinci, oltre a prestare la sua matita per disegnare abiti per la moglie del signore di Milano, Beatrice d’Este, si ingegnava nell’inventare macchinari per ritorcere i fili del baco. Il “moro” che diede il nome a Ludovico, come attestano gli affreschi tuttora esistenti in una delle sale del Castello Sforzesco, è in effetti il gelso, frutto di cui è ghiotto il baco da seta e di cui il nobile promosse la coltivazione proprio per incrementare la produzione di serica.

L’alta sartoria, nel frattempo, ha sposato il design e l’industria, e certo non è difficile immaginare il motivo per cui le più grandi firme della moda italiana abbiano ancora oggi sede proprio nel capoluogo meneghino, da Armani a Trussardi, da Versace a Gucci, da Missoni a Dolce e Gabbana. Ma non si tratta solo di “vetrine”: le imprese che operano nel settore sono quelle che contribuiscono maggiormente all’export italiano, con un abito su cinque dedicato al mercato statunitense, un capo di pelletteria su quattro diretto in Giappone, con il dieci per cento totale delle esportazioni italiane di settore.

LE STRADE DELLO SHOPPING

Insieme a Fifth Avenue a New York, l’Avenue des Champs Elysees di Parigi, la Causeway Bay di Hong Kong, Oxford Street a Londra e la Pitt Street Mall di Sidney, via Montenapoleone è una delle

vie più prestigiose e costose al mondo. Sulle tracce della cinta muraria dell’imperatore Massimiano, di cui oggi rimangono solo esigui resti (in corrispondenza del civico 27), si susseguono lungo la via scintillanti boutique che fanno sgranare gli occhi ai passanti: Armani, Salvatore Ferragamo, Valentino, Prada, Versace, Mila Schon, Les Copains, Missoni e Ungaro, sono solo alcune delle grandi firme che hanno scelto via Montenapoleone come residenza. Ma Quadrilatero della Moda non significa solo abbigliamento: lo shopping meneghino è famoso nel mondo anche per scarpe, borse e gioielli. Ed ecco quindi Luis Vitton, Fratelli Rossetti e Cartier. Ferrè, Dolce e Gabbana, Chanel, Kenzo e Fendi si susseguono tra via della Spiga e via Sant’Andrea, dove tra un acquisto e l’altro è possibile fare un tuffo nella storia della città, visitando il Civico Museo di Storia Contemporanea e il Civico Museo di Milano. Le vetrine delle maison proseguono in via della Spiga con Borsalino, Bulgari, Diego Della Valle e Krizia. Per districarsi nella selva di showroom, i Milanesi hanno addirittura pensato a una figura creata ad hoc per i turisti: il personal shopper individuale, una vera e propria bussola che punta l’ago sui pezzi migliori. Ma lo shopping meneghino non è solo quello extra lusso del Quadrilatero. Il vero cuore degli acquisti dei Milanesi si snoda tra vetrine che si aprono in tutta la città, promotrici di una moda che cerca di essere più competitiva coi prezzi e sempre più originale nell’offerta creativa. Corso Buenos Aires è forse l’arteria che più si identifica con lo shopping milanese, tanto da aver trovato la necessità di costituire un’associazione di commercianti, la AscoBaires, che unisce gli esercizi del Corso e delle vie limitrofe. Punto di forza del lungo viale, aperto nel 1782 col nome di “strada regia detta di Loreto” (dal santuario della Madonna di Loreto che sorgeva nell’attuale Piazza Argentina), è proprio la varietà, sia delle tipologie di prodotti venduti sia di budget proposti. Tra il Duomo e San Babila, poi, la scelta prosegue tra vetrine che sanno attrarre sia i turisti sia i Milanesi.

Immancabile l’ingresso in Rinascente, il grande magazzino che si affaccia sul lato della cattedrale e che deve il suo nome a Gabriele D’Annunzio, che così la battezzò ancor prima che la guerra terminasse, portando forse fortuna a quello che oggi è il grande magazzino più chic della città. Intorno è un susseguirsi di vetrine dei marchi più conosciuti, tra abbigliamento, scarpe, pelletteria e gioielli, insieme ai caffè che si affacciano curiosi sul corso Vittorio Emanuele II.

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