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Cindy Sherman a Londra

Cindy Sherman a Londra – “Dimmi tutto quello che vedi e quello che pensi significhi”; da questa frase, pronunciata nella Finestra sul cortileclassico di Alfred Hitchcock del 1954, si è dipanata tutta la ricerca artistica di Cindy Sherman, artista statunitense, in mostra fino al 15 settembre alla National Portrait Gallery di Londra.

Fin da bambina, la Sherman ama travestirsi, passione che non la abbandonerà mai, così come il pensiero che l’arte non debba essere religiosa e sacrale, ma qualcosa che chiunque per strada possa apprezzare, come afferma lei stessa.

Il suo incontro con l’arte inizia con la relazione amorosa con Robert Longo, artista fortemente influenzato dalla cultura popolare e dai mass media, che incontra quando ancora sta studiando Arte a Buffalo.

Insieme ad altri artisti, i due fondano nel 1974 Hallwalls, uno spazio espositivo creato sulle pareti esterne dei loro studi, siti in un’ex fabbrica del ghiaccio.

Dopo la laurea, la Sherman si trasferisce a New York e comincia a dedicarsi seriamente alla fotografia.

Subito dopo inizia Untitled Film Stills, serie ispirata ai B movie degli anni cinquanta che la renderà famosa in tutto il mondo e sarà acquistata dal MOMA di New York per oltre un milione di dollari.

Quel “senza titolo “ che connota la serie di fotografie accenna a figure femminili (in tutto gli scatti sono 69), protagoniste di film di cui non ricordiamo il titolo perché non li abbiamo mai visti.

Tutte le figure sono inesistenti, rappresentano il divario tra realtà e rappresentazione insinuatosi dagli anni ottanta ad oggi, ma tratteggiato con un’esattezza quasi maniacale, tanto da rendere reali tutti i personaggi.

Questa serie negli anni ottanta fu aspramente criticata dal movimento femminista, che accuserà Cindy Sherman di aver soddisfatto quel morboso sguardo maschile che rende i corpi femminili merci, specialmente nella serie Centerfolds, dove le eroine sembrano icone voyeuristiche.

L’artista rispose alle critiche affermando che le sue opere nascevano semplicemente dal suo istinto, e dal suo desiderio personale di inscenare l’arte del travestimento.

Nel 1980 la Sherman inizia un sodalizio con la Metro Pictures Gallery di New York, cominciando a lavorare su serie sempre senza titolo ma stavolta a colori, e in formati sempre più grandi.

Una parentesi è rappresentata dal periodo in cui, dopo aver soggiornato a lungo a Roma, l’artista comincia a ritrarre se stessa travestita in modo da evocare indubitabilmente i modelli della ritrattistica dei Maestri della Storia dell’Arte.

E’ di questo periodo, tra il 1988 e il 1990, il ritratto esposto a questa mostra di fianco alla tela di Jean-Auguste Dominique Ingres, Madame Moltessier, (1844-1856), in modo che le due immagini sembrino dialogare tra loro.

In mostra ci sono anche lavori più recenti, come la serie Clowns (2004), ispirata alla tragedia delle Twin Towers, in cui la Sherman si sposta definitivamente sull’uso dei mezzi digitali, dopo una pausa di riflessione che è sicuramente motivata dal clima sociale creato dal terribile evento dell’11 settembre 2001.

In Clowns, la Sherman vuole identificare i complessi abissi emotivi di un sorriso disperato.

Cindy Sherman, esponente di punta della cosiddetta Pictures Generation assieme a Barbara Kruger, Robert Longo e John Baldessari, può essere considerata la scopritrice del selfie e di tutto quel mondo che oggi si è instaurato e viaggia in bilico tra verosimiglianza e fantasia, tra realtà e immaginazione.

E’ sicuramente l’antesignana di quel postmodernismo che denuncia l’ambiguita’ dell’immagine, la prima ad aver utilizzato un mezzo documentativo come la fotografia per capovolgerne la funzione e affrontare senza incertezze il tema dell’iconologia.

 

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Cindy Sherman 

Fino al 15 settembre 2019

National Portrait Gallery

St. Martin’s Place

Londra 

ORARIO:

dalle 10 alle 18 tutti i giorni 

Venerdì fino alle 21