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Capri: le case dei pazzi

Capri: le case dei pazzi – Eclettiche, stravaganti, originali, così come lo erano i personaggi che vi hanno abitato. Siamo agli inizi del Novecento, è l’epoca del Grand Tour, e sull’isola si è stabilita una colonia straniera di intellettuali, pittori, ricchi possidenti, scrittori e musicisti. Una comunità spumeggiante che colorò la vita dell’isola sul finire del secolo scorso, tra piccanti scandali e amori proibiti, e che ha lasciato viva testimonianza nelle case dove ha soggiornato.

Villa Torricella, per esempio, era tappa immancabile per gli americani con il rendez-vous della domenica organizzato con puntualità dalle signorine Wolcott-Perry. Kate Perry era la più anziana, e Saidee Wolcott, di quattordici anni più giovane, era figlia di una lontana cugina e fu adottata dalla famiglia Perry: tra le due donne si creò fin da subito un legame fortissimo, tanto da essere considerate sorelle a tutti gli effetti, avendo unito i loro cognomi. Le sorelle Wolcott-Perry raggiunsero Capri nel 1897 e, dopo aver venduto alcuni terreni nello Iowa, decisero di stabilirsi sull’isola, dove misero su la loro stravagante dimora arricchita da decorazioni arabeggianti, torri e torrette, finestre bifore e merlature moresche. Ed è sulle terrazze di questa villa, affacciata sulla baia di Marina Grande, che andavano in scena i famosi tè della domenica, dove si davano appuntamento Thomas Jerome, Charles Coleman, Elihu Wedder, ma anche William Wordsworth, John Ellingham Brooks e immancabile era pure Jacques Fersen.

Anche in un altro villino, ai piedi della collina di Cesina, la vita sociale era molto intensa e spesso tra gli ospiti dei Gordon-Lennox c’erano anche Faith e Compton Mackenzie. Villa Monte San Michele passò dalla mani del principe Giovanni Giudice Caracciolo di Luperano a quelle di Lord Algernon Gordon-Lennox come pagamento di un debito di gioco e divenne l’orgoglio di Blanche Maynord, nobildonna inglese che si ritrovò con un’immensa proprietà da plasmare, che affidò all’esperienza del fidato giardiniere Mimì Ruggiero. Erano gli inizi del Novecento e, come vuole la leggenda, nel parco della villa fiorì il “Blu di Capri” (Echium fastuosum), che fu portato sull’isola proprio dai Mackenzie e donato all’amica, per consolarla, forse, dai dispiaceri dovuti alle piccate invidie e ai maligni gossip di cui fu spesso oggetto. Come successe quando Jacques d’Adelsward-Fersen chiese in moglie la figlia di Lord Algernon e Lady Blanche fu l’ultima a sapere – grazie al parroco di Capri – che il dandy francese aveva ben altre inclinazioni.

Nella sua splendida dimora consacrata all’amore e al dolore dai versi di Barrés, l’eccentrico Fersen coltivava, infatti, il culto della vanità e dell’effimero, conducendo un’esistenza burrascosa costellata di scandali e altalenante quanto la sua relazione con il giovane Nino Cesarini, il suo segretario quindicenne. Villa Lysis, situata sulla sommità di Lo Capo, viene descritta da Peyrefitte come simbolo vivente della Capri raffinata, eversiva e pagana, e fu proprio nella stanza dell’oppio che il peccaminoso Fersen morì per un overdose di droga. Dal 2001 è stata acquisita dal comune di Capri e riportata all’antico splendore con interventi di restyling che ne hanno ravvivato la bellezza. Palcoscenico ideale di raffinati reading letterari organizzati dall’associazione culturale Ápeiron, il buen retiro di Fersen è un esempio di perfetto stile neoclassico con influenze liberty.

Anche nel comune “di sopra” non mancavano personaggi che hanno lasciato la loro impronta nell’architettura del luogo. A spiccare nel cuore del centro storico di Anacapri, con il suo inconfondibile color rosso pompeiano, è, infatti, la Casa Rossa. Eclettica nello stile, con le finestre a bifora, le merlature e la torre quadrangolare che si staglia nel cortile, l’edificio accoglie i visitatori con una singola iscrizione in greco sul portone di ingresso: “salve cittadino del paese dell’ozio”. La villetta fu costruita tra il 1876 e il 1898, accanto a una torre aragonese del XVI secolo, dall’eccentrico colonnello, ricco cittadino di New Orleans, John Cay H. Mackowen, sbarcato sull’isola dopo la guerra civile americana. Il colonnello, che condivise gli anni trascorsi ad Anacapri con Mariuccia Cimmino, dimostrò fin da subito una sfrenata passione per l’archeologia, raccogliendo e conservando in casa numerosi reperti, colonne, bassorilievi ed epigrafi, recuperati in diverse località dell’isola. Personaggio bizzarro e fiero, Mackowen ostentava la sua eccentricità anche nell’abbigliamento: era solito girare per Anacapri con ai piedi grossi stivali forniti di speroni e in mano un frustino, con il quale, senza molti complimenti, non esitava a mostrare il suo disappunto. La Casa Rossa, riaperta al pubblico nel 2003, è gestita dall’associazione Kaire Arte Capri.

Medico e scrittore svedese, decisamente in vista più per i meriti che per i pettegolezzi, fu, invece, Axel Munthe, che fece costruire la splendida Villa San Michele. “Una casa aperta al sole, al vento e alle voci del mare – come un tempio greco – e luci, luci ovunque”, così definiva il suo buen retiro affacciato sul Golfo di Napoli, oggi divenuto un museo che conserva tutti i reperti storici che egli trovava sull’isola. Circondata da un lussureggiante parco-giardino, Villa San Michele vanta anche una sfinge egizia, divenuta simbolo e portafortuna per i turisti.


GALLERY Capri: le case dei pazzi

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