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Capri: alla scoperta dell’acchiappa nuvole

Capri: alla scoperta dell’acchiappa nuvole – Amanti della natura e del trekking all’appello. La primavera è, infatti, uno dei momenti migliori per godere degli itinerari naturalistici che Capri offre. A cominciare dall’acchiappa-nuvole, così gli isolani chiamano il Monte Solaro, punto di partenza di un affascinante itinerario a metà tra storia e ambiente. In dodici minuti, con la seggiovia che parte da piazza Vittoria, nel cuore di Anacapri, si arriva fino in cima al punto più alto dell’isola con i suoi 589 metri sul livello del mare. Durante il percorso di risalita, la vista spazia sul centro storico del comune “di sopra” per poi allargarsi, una volta arrivati, anche ai Faraglioni con una visuale completa dell’isola da entrambi i versanti. Dopo una piccola sosta al belvedere del Solaro, costruito accanto ai resti del fortino di Bruto agli inizi dell’Ottocento, e un drink dissetante sulle terrazze della “Canzone del Cielo”, si può partire all’esplorazione della natura incontaminata che domina la zona.  Dall’acchiappa nuvole – chiamato così per la foschia che si produce a causa dell’escursione termica tra terra e mare che crea una specie di corona intorno alla vetta – si raggiunge facilmente la vallata di Cetrella: percorrendo un sentiero in terra battuta immerso nella macchia mediterranea, si arriva a un tabernacolo, tappa obbligatoria per i fedeli isolani, che salgono sulla punta più alta di Capri per rendere omaggio alla Madonna. Da qui, seguendo le indicazioni, tra ginestre in fiore e orchidee selvatiche, prima di raggiungere il romitorio, ci si imbatte sulla destra in Casa Mackenzie, ovvero quella che fu la dimora isolata dello scrittore scozzese. Acquistato nel 1918 e ristrutturato insieme alla moglie Faith, il cottage è composto da quattro diversi ambienti con un piccolo ingresso custodito da due pini, piantati dallo stesso Mackenzie, che ancora oggi salutano i visitatori. Comprata da Cerio nel 1925, la casetta è stata a lungo abbandonata e solo recentemente restaurata grazie all’impegno dei volontari dell’associazione “Amici di Cetrella”.

Dalla residenza di Mackenzie, inoltrandosi ancora lungo un viottolo in terra battuta, si giunge all’Eremo di Cetrella. L’ex romitorio di francescani e domenicani, che lo elessero luogo di ritiro spirituale, è stato costruito a strapiombo sul mare su un costone roccioso rivolto a sud. Esso è costituito da una chiesetta con il campanile e dalla sagrestia, sormontata da una piccola cupola, annessa nel Seicento, e si sviluppa su due piani. Al piano terra trovano posto la chiesa con il refettorio, la cucina e alcune stanze adibite a cantina, mentre al primo piano ci sono quattro celle, da una delle quali si accede ad un terrazzo-sagrato con vista mozzafiato sul versante meridionale dell’isola. All’ingresso della chiesa trecentesca, ampliata poi due secoli più tardi, è stata apposta una maiolica, creata dall’artista anacaprese Domenico Gentile e raffigurante il volto della Beata Vergine sullo sfondo dell’eremo. La cappella a due navate con altrettanti altari e le caratteristiche volte a crociera è tutt’oggi consacrata. Ogni anno, il 10 agosto, si tiene, infatti, una suggestiva messa per i turisti, mentre in ottobre si celebra un rito in onore dei pescatori dell’isola, molto legati alla chiesa di Santa Maria a Cetrella. Dopo la morte di Padre Anselmo, l’ultimo frate che vi ha vissuto da eremita, negli anni Cinquanta, il romitorio fu chiuso. Oggi appartiene al comune di Anacapri, ma la cura è affidata al gruppo di volontari che si occupano, oltre che della cura del complesso, della sua apertura al pubblico, nonché di organizzare diverse iniziative e sagre. Il ritorno a piedi “al paese”, come amano dire gli anacapresi, è un’esperienza da non perdere. Fra cespugli di ginestra odorosa e mirto, tra piccoli giacinti rossi ed orchidee, narcisi, ranuncoli e crochi selvatici, si procede verso Anacapri all’ombra di pini d’Aleppo e roverella, costeggiando per un tratto le rovine del Castello di Barbarossa, oggi oasi protetta. Il percorso termina nella caratteristica via Capodimonte, dove si affacciano negozietti caratteristici e botteghe di souvenir. Ancora inebriati dalla natura rigogliosa del Monte Solaro, vale la pena concludere la passeggiata gustando un gelato o una fetta della tipica torta caprese in uno dei bar di piazza Vittoria. 


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