STORIA

Capodanno: breve storia di una data

Capodanno: breve storia di una data – Il 2016 sta per lasciarci e ci prepariamo a dare il benvenuto al 2017, festeggiando chi con il tradizionale cenone del 31 dicembre e chi in qualche piazza in Italia o all’estero, tra fuochi d’artificio e brindisi. Ogni Paese ha le sue tradizioni e i suoi riti propiziatori, per augurare buona fortuna con l’arrivo del nuovo anno. In Spagna, per esempio, si mangiano 12 chicchi d’uva (simbolo di fecondità e ricchezza) allo scoccare della mezzanotte, mentre in Giappone si beve sakè mentre nei templi risuonano 108 colpi di campane, per preannunciare il nuovo anno.
In Italia non possono naturalmente mancare le lenticchie, apportatrici di ricchezza. La tradizione risale all’antica Roma, dove vigeva l’usanza di regalare una borsa di cuoio (detta “scarsella”) che conteneva lenticchie, con l’augurio che i saporiti legumi potessero tramutarsi in altrettante monete.
E sempre agli antichi Romani si deve la scelta di festeggiare il nuovo anno il 1° gennaio, grazie all’introduzione, da parte di Giulio Cesare, del calendario giuliano, promulgato nel 46 a.C. In precedenza, infatti, l’arrivo del nuovo anno era festeggiato il 1° marzo, come era in uso nella tradizione indoeuropeo. Questa usanza, che coincideva con l’arrivo della primavera e quindi con il risveglio della vita e della natura dopo l’inverno, è testimoniato dai nomi di alcuni mesi, come per esempio settembre (ovvero il settimo mese a partire da marzo). Questa tradizione si è mantenuta all’epoca della Repubblica di Venezia: la Serenissima, infatti, fissava l’inizio dell’anno nuovo al 1° marzo.
Per diversi secoli, tuttavia, vi fu un’ampia varietà di date per indicare l’anno nuovo, tanto che nel Medioevo molti Paesi, pur adottando il calendario giuliano, festeggiavano una moltitudine di capodanni. In Inghilterra, fino al 1752, il nuovo anno si celebrava il 25 marzo, data che secondo il calendario liturgico era quella dell’Annunciazione a Maria. Curiosamente, la stessa data era in vigore anche a Pisa e Firenze, oltre che in gran parte della Toscana, e tale data rimarrà in vigore fino al 1749, quando un decreto del granduca di Toscana, Francesco Stefano di Lorena, stabilì che nel territorio toscano il nuovo anno sarebbe iniziato il 1° gennaio 1750.
Queste diversità locali proseguiranno per lungo tempo, e solo nel 1691 il pontefice, all’epoca Innocenzo XII, avrebbe emendato il calendario gregoriano, stabilendo che l’anno doveva iniziare il 1° gennaio.
In altre culture, tuttavia, il capodanno si festeggia in periodi diversi. Tra i più noti, il capodanno cinese, o lunare, si festeggia in diversi Paesi dell’estremo Oriente (oltre a Cina, anche Giappone, Corea, Nepal, Buthan e Mongolia) il nuovo anno corrisponde al novilunio, tra il 21 gennaio e il 9 febbraio. Rimanendo in Asia, in Thailandia, Cambogia, Birmania e nel Bengala si festeggia invece il capodanno solare (detto Songran), che cade tra il 13 e il 15 aprile, in concomitanza con il cambiamento di posizione del Sole all’interno dell’anello zodiacale. Passando all’America latina, il capodanno inca (Inti Raymi) coincide con il solstizio d’inverno (che nell’emisfero meridionale cade il 21 giugno).