STORIA

BONVESIN DE LA RIVA E LA PRIMA GUIDA TURISTICA DI MILANO

BONVESIN DE LA RIVA E LA PRIMA GUIDA TURISTICA DI MILANO

MilanoPlatinum Storica National Geographic

In collaborazione con la prestigiosa rivista STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC, proponiamo un articolo su uno spicchio di storia milanese che inaugura un nuovo appuntamento settimanale con la storia d’autore.

In questo articolo, viaggiamo nel tempo alla scoperta del peculiare De magnalibus Mediolani di Bonvesin de la Riva.


BONVESIN DE LA RIVA E LA PRIMA GUIDA TURISTICA DI MILANO

IL CODICE RITROVATO

Autunno 1894: il filologo cremonese Francesco Novati, poco più che trentenne, ritrova il testo del De magnalibus Mediolani (“Le grandezze di Milano”) di Bonvesin de la Riva in un codice miscellaneo della Biblioteca Nazionale di Madrid. Immaginiamo la gioia del giovane studioso di fronte a questo prezioso ritrovamento, anche se frutto del lavoro di un copista disattento e forse anche un po’ ignorante (il testo originale fu pubblicato nel 1288, mentre il codice è posteriore di un secolo e risale al 1370-1400. Il lavoro di ricostruzione filologica fu lungo e faticoso). Fino a quel momento, del De magnalibus si erano potuti leggere solo riassunti ed estratti inseriti negli scritti di un altro cronachista milanese del XIII-XIV secolo, Galvano Fiamma, che peraltro con Bonvesin ce l’aveva a morte e, pur avendolo plagiato in tutti i modi, lo accusava di aver fornito di Milano una descrizione inattendibile: “una cosa ridicola” (quaedam derisio).

BONVESIN (IN)ATTENDIBILE?

Vero è che il buon Bonvesin de La Riva, milanese benestante che aveva fatto il maestro di grammatica per parecchi anni (l’equivalente di un insegnante di scuola media di oggi), e che al momento dell’uscita del libro doveva essere un pasciuto e pacioso cinquantenne, di errori storici ne commette diversi: imprecisioni di poco conto, se si pensa alle fonti a sua disposizione (per esempio afferma che Attila fu a Milano nel 450 invece che nel 452 e che la resa della città al Barbarossa è del 1161 invece che del 1162), oppure concessioni a leggende diffuse all’epoca (l’uccisione di Attila da parte di un tale Giano re di Padova o la distruzione di Milano a opera del favoloso Lamberto, prima della venuta di Alboino). A parte questo, però, la sua descrizione della città risulta più che attendibile, e gli sta a cuore presentarla come tale. I ragionamenti deduttivi con i quali avalla le proprie affermazioni sono spesso ammirevoli (e credibili): sostiene, per esempio, che gli abitanti devono essere circa 200.000, sulla base del consumo giornaliero di grano, e più volte fa appello alle sue indagini e inchieste puntigliose condotte presso fornai, macellai, pescivendoli, fruttivendoli, mercanti, fabbri. Non importa che non renda conto della situazione storica contemporanea, accennando quasi di sfuggita alle discordie fra cittadini, ma senza entrare nei dettagli dei pesanti contrasti religiosi, politici e civili che dilaniavano la città. Né importa che vanti ancora il senso di libertà comunale, quando ormai Milano non è più libero Comune, ma Signoria assoggettata ai Visconti: è possibile che Bonvesin sia meno ingenuo di quel che è apparso a molti studiosi, e che agisca di proposito.

AVVOCATI, MEDICI E CALDARROSTE

Del resto chi presenterebbe in una guida turistica un rogo di eretici in pieno centro, il massacro del podestà a opera del popolo inferocito e la decapitazione di 54 nobili sulla pubblica piazza? Perché De magnalibus Mediolani è probabilmente la prima guida turistica di Milano (Chi vuole conoscere le grandezze di Milano troverà una guida sicura in questo facile libro) e vuole descrivere la città non solo agli stranieri, ma anche agli abitanti stessi: Ho constatato che non solo gli stranieri ma perfino i miei concittadini sono come addormentati nella solitudine dell’ignoranza e non conoscono le grandezze di Milano. La struttura dell’opera è lineare e tratta nell’ordine: la posizione della città (topografia), i suoi edifici (urbanistica), gli abitanti (demografia), la produzione dei beni (economia), il valore e la forza militare, la fedeltà alla Chiesa di Roma, la vocazione alla libertà, la dignità e i privilegi (come quello di celebrare una liturgia e un Carnevale unici, secondo il rito ambrosiano). Otto capitoli brevi e agili che si ispirano a un genere consolidato nel Duecento, quello degli “elogi” di città, ma con un elemento nuovo: la vita dei cittadini, il loro aspetto, le loro attività, cosa mangiano, come si vestono… È proprio questa la particolarità che ancora oggi rende questo libro appetibile e di piacevole di lettura. Scopriamo così che in città, nonostante ancora non ci sia un’università, ci sono 120 avvocati e il loro collegio per numero e competenza non ha l’uguale in tutto il mondo. Essi sono preparati a suggerire soluzioni e accettano volentieri danari dai litiganti. […] I notai sono più di 1500: moltissimi tra loro sono bravi nella scrittura dei contratti. […] I chirurghi nelle diverse specialità sono più di 150. […] Non si trovano nelle altre città di Lombardia chirurghi esperti come quelli di Milano. Milano città di avvocati e medici… ricorda qualcosa? E l’elogio delle castagne, di cui i milanesi dispongono in abbondanza quasi tutto l’anno e vanno ghiotti, non fa pensare ai caldarrostai che da ottobre a marzo offrono i loro cartocci fumanti? Del resto, a Milano chi ha soldi a sufficienza può vivere ottimamente, avendo a portata di mano tutto quanto gli può far piacere. Nessun dubbio che sia ancora così.


PER APPROFONDIRE

  • Bonvesin de la Riva, Le meraviglie di Milano, a cura di Angelo Paredi, La Vita Felice, Milano, 2012.
    Da questo volume sono tratte le traduzioni usate nell’articolo.

VIDEO BONVESIN DE LA RIVA E LA PRIMA GUIDA TURISTICA DI MILANO

Guarda il video de I percorsi della Milano Antica, ricostruzione digitale a cura di CPM – Centro di Produzione Multimediale, opera che ha avuto il patrocinio istituzionale del Museo Archeologico di Milano e della Soprintendenza Archeologica della Lombardia – Ministero per i Beni e le Attività Culturali.


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