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Arte e architettura da indossare: Manuel Facchini

Arte e architettura da indossare: Manuel Facchini – Una collezione che è come uno scrigno che scompone e armonizza i contrasti unendo l’ars scultorea cinetica, 3D e flessuosa di Richard Sweeney alle architetture gotiche e algoritmiche di Michael Hansmeyer, all’insegna di un arty-gianato spaziale.
La contrapposizione dialoga nei tessuti, in cui è continua la metamorfosi tra rigidità e morbidezza: i grafismi si scompongono con illusionismi sinuosi e apparentemente antitetici sugli chevron e i check.  Un intreccio di materia antica e di forma innovativa, dove i fili per connettersi al mondo giocano senza frontiere: l’effetto rock è creato da elementi inediti, come le vele di metallo che disegnano fondi manica o scolli.
“High-tech meets sport”: l’andamento è dinamico nei capi che confondono linee in un’alternanza di tessuti, dove l’effetto couture è dato da termoformature per effetti a rilievo di disegni 3D o bucati.
Vincono sempre le proporzioni: l’asimmetria di ispirazioni si riflette nei volumi, nei monospalla dalla manica lunga in cui i tessuti, scomparendo, creano un ricamo come uno scheletro; la contaminazione è totale tra tessuti e pelle per un effetto “taouage à la page” – jacquard con fil coupè, trasparenza e rilievo insieme, in un second skin, da osare e dosare.
I capospalla sono over, dritti a scatola oppure ovoidali come i chiodi, anche lunghi; i cappotti con chevron effetto cocoon sono asimmetrici, rigorosi davanti e morbidi dietro. Tanti i pantaloni: dritti, stretti o leggermente svasati in fondo, spesso in pelle o con inserti, mai classici ma evoluti, distorti e rivisitati, tra fluidità e rigidità.
Dominano il nero e il bianco ottico, accesi da incursioni vitaminiche di tocchi di purple e rosso scuro che aggiungono dinamismo alle texture.


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