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Arco del re Champagnerie – Bistrot a Monza

Arco del re Champagnerie – Bistrot a Monza

Atmosfera parigina un po’ chic e un po’ frizzante, dettagli curati e presenze divertenti, cucina che sperimenta ma che soprattutto ama gli ingredienti: Arco del re Champagnerie – Bistrot a Monza apre in sordina poco prima dell’estate e promette un inverno davvero interessante.

Champagne? Certamente, ma solo d’eccellenza. Le bollicine, qui, sono una cosa seria. Si accompagnano alle ostriche e alle cruditè, nell’area bistrot, ma anche ai piatti del menù che rincorrono le stagioni. E se chiacchierate con la proprietaria non mancherà di dirvi che tra le novità dell’autunno ci sarà una coraggiosissima ma davvero invitante abbinata tra Champagne e mortadella. Tagliata finissima.

La firma in cucina è quella di Luca Alfonso, 34enne con un curriculum di tutto rispetto, tra cui il Ristorante Caffè Teatro di Como. Mi siedo, dunque, a mi metto nelle mani dello chef. Chi meglio di lui saprà scegliere? Si comincia con uno splendido macaron salato, una chicca che è un ingresso alla sua cucina ricercata ma fatta di sapori chiari e decisi, di incontri interessanti ma mai ambigui.

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L’antipasto è un’esplosione di sapori, con la mela spadellata la cui dolcezza è stemperata dall’indivia. Ma c’è il formaggio di capra che fa esplodere i sapori e la polvere di caffè è il dettaglio che non ti aspetti e che fa fare inversione di marcia. Forse il piatto migliore della serata!

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All’ Arco del re Champagnerie – Bistrot a Monza non si possono certo mangiare gli spaghetti con le sarde, ma ci sono i missoltini, quei pesciolini tanto saporiti che benissimo si sposano con i pinoli, l’uvetta e l’aneto, proprio come vorrebbe la ricetta siciliana. Ma qui c’è anche la spuma di grana, e gli spaghetti sono quelli del “Cavalier Cocco”, un colore più intenso e un grano che vuol essere protagonista insieme agli altri ingredienti. Questo è forse l’unico componente non preparato dal cuoco, perché qui anche pane e grissini sono fatti dallo chef.

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Il menù è ricco senza esagerare, ma anche anarchico: niente antipasti, primi o secondi, ma piatti da combinare liberamente, per poter prendere un secondo e un antipasto, oppure perché no due primi.

Assaggio ben due tipi di pesce: la trota salmonata il pesce persico. Non amo la trota salmonata e proprio per questo non dico nulla: voglio vedere cosa riesce a fare lo chef. Rimane che non è la mia preferita, ma quell’abbinamento un po’ dolce e un po’ aspro dell’albicocca merita un plauso. Il persico è goloso come un dolce, servito con le fave, la menta e ricoperto da granelle di nocciole, con efficaci contrasti di consistenza (oltre che di sapore).

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Il dolce è pensato per chi è passato per un pasto corposo e saporito. Fresco, al cucchiaio, come piace a me. Originale e imprevedibile: il semifreddo al Braulio, servito con meringhette e crumble di ortica.

Voglia di caffè? Siete nel posto sbagliato. Il caffè vi coprirebbe i sapori, e poi diciamolo: in quanti ristoranti il caffè è buono?

 

Andate a scoprire questo posticino prima che si formi la coda fuori dalla vetrina. Bravi!