ARTECULTURA

Anish Kapoor, la dimensione del vuoto

Anish Kapoor, la dimensione del vuoto – Nella dimora settecentesca di Houghton Hall, nella contea di Norfolk, è stata allestita la più grande rassegna mai dedicata a Anish Kapoor, visitabile fino al primo novembre.

L’artista è ormai celebre per i suoi record d’asta, raggiunti per la prima volta nel 2008 quando Sotheby’s Londra aggiudicò a 2,46 milioni di euro Untitled, una scultura in alabastro del 2003.

Il curatore della splendida esposizione inglese è Mario Codognato, presidente della Fondazione Anish Kapoor, con sede in un palazzo nobiliare di Venezia.

Anish Kapoor nasce a Bombay nel 1954, si trasferisce in Inghilterra negli anni ’70 e inizia a studiare Arte.

Si sintonizza subito con l’Arte Povera e la sua ricerca di una scultura con forme e significati innovativi, incentrati su tematiche in cui gli opposti dialogano tra loro e sono spesso permeati di sensualità.

Dopo un periodo di collaborazione con gallerie londinesi, Kapoor viene chiamato a rappresentare la Gran Bretagna alla 44ma Biennale di Venezia del 1990.

Nel 1995, la Fondazione Prada organizza la sua prima personale in Italia, in cui l’artista presenta lavori che si distaccano dal primo periodo, caratterizzato da forme tridimensionali dipinte con colori primari che lo avevano reso famoso negli anni ’80.

I lavori esposti alla Fondazione Prada sono una ricerca di forme solide che racchiudono uno spazio, all’interno del quale Kapoor usa colori scuri, come il blu e il nero.

Da quel punto in poi, le opere crescono di dimensioni, la sperimentazione di materiali diventa sempre più assidua, il gioco delle superfici riflettenti diventa parte della sua opera.

La sua è una ricerca sul vuoto e ci riporta ad Aristotele che diceva “la natura rifugge dal vuoto“e per questo lo riempie costantemente. Non esiste il vero vuoto, questa è la lezione; come insegna la fisica quantistica, “ i campi che formano il mondo fluttuano a piccola scala“, quindi il vuoto non è altro che il modo migliore per essere riempiti di nuovo.

Kapoor raggiunge l’apice del suo percorso in questa direzione con Taratantara, opera realizzata nel 2000 in Piazza del Plebiscito a Napoli per la rassegna L’arte in piazza.

Si tratta di una struttura metallica di sessanta tonnellate di tubi innocenti, lunga 18 metri e chiusa all’estremità da due porte alte 36 metri, che sorregge un telo in PVC di 52 metri.

Segue un periodo in cui Kapoor accetta di eseguire  opere su commissione. Nel 2003, gli viene commissionata un’opera da Unilever, Marsyas, una scultura di 150 metri realizzata con la collaborazione di Cecil Balmond ed esposta alla Tate Modern Gallery di Londra.

Marsyas è composta da tre anelli d’acciaio uniti da una speciale membrana in PVC. Due anelli sono posti verticalmente, mentre il terzo è sospeso parallelamente come un ponte.

Il titolo si riferisce a Marsia, satiro della mitologia greca, scorticato vivo da Apollo (questo è il motivo della scelta del colore, un rosso scuro).

Secondo Kapoor, l’intento dell’opera è di tradurre un linguaggio ingegneristico in linguaggio del corpo. La cosa importante, secondo l’artista, è che il visitatore abbia sempre solo una visione parziale dell’opera, perchè Marsyas deve mantenere il suo mistero e non rivelare mai per intero il suo progetto, che riesce a materializzare concetti astratti, gli opposti, come essere – non essere, spazio e non-spazio, presenza e assenza.

Con quest’opera, Anish Kapoor “sfida” lo spazio della Turbine Hall, occupandola interamente, perchè la sua intenzione progettuale è “creare qualcosa più profondo della vita

Il visitatore, nell’intenzione dell’artista, dovrebbe andare a vedere l’opera più volte, recependone una parte ad ogni visita in modo da formare alla fine un’immagine “personale” dell’installazione, non quella dell’artista, che deve rimanere segreta.

Altre opere commissionate a Kapoor e sicuramente da menzionare sono: Cloud Gate al Millennium Park di Chicago (2004), Sky Mirror a Nottingham (2001) e al Rockefeller Center di New York (2006), Memory al Deutsche Guggenheim di Berlino (2008).

Alla prossima Mostra Internazionale d’Arte di Venezia (maggio-novembre 2021), tra le anticipazioni è prevista una mostra di Anish Kapoor, che per la prima volta esporrà sculture realizzate con il materiale più nero dell’universo, il Vantablack, un pigmento di cui Kapoor ha acquisito i diritti esclusivi nel 2016, prodotto dalla Surrey NanoSystems (e realizzato a fini militari per verniciare gli “stealth”, ovvero velivoli che devono risultare invisibili ai radar).

Questo pigmento, creato con microparticelle di carbonio, è talmente scuro da essere in grado di assorbire il 99,96% di luce.

L’utilizzo di questo materiale è molto complesso, in quanto richiede che il pigmento entri in un reattore, con un effetto di “allungamento” delle particelle che, a livello visivo, si traduce in opere “del tutto prive di dimensione“.

Le sculture hanno inoltre la particolarità di non poter essere toccate da mani umane, cosa che renderà l’allestimento della mostra di non facile realizzazione.

Si prevede che la mostra in Laguna proporrà anche le sculture “vuote” rosse e blu che sono state esposte alla Biennale di Venezia del 1990, ed hanno portato Kapoor a vincere il Turner Prize  nel 1991.

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Anish Kapoor at Houghton Hall

Houghton Hall, Norfolk

(www.houghtonhall.com)

fino al 1° Novembre