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Alberto Bellotto, la moda e le questioni di chimica

Alberto Bellotto, la moda e le questioni di chimica – Lo abbiamo notato alla sfilata evento di Dolce e Gabbana la scorsa estate a Napoli. Fisico e volto rubati all’arte classica, letture prese in prestito dallo scaffale di Paolo Coelho. Alberto Bellotto è il nuovo volto su cui scommettere nel fashion system. Da poco a Milano ma già conteso dalle più importanti agenzie.

Come è iniziata la tua carriera da modello?

Il primo pensiero mi è balenato in testa nella mia città natale, Treviso, dove inizialmente ho fatto dei concorsi, in particolare due di questi sono andati bene, li ho vinti e ho ascoltato il consiglio di chi mi suggeriva di provare il grande salto nel mondo della moda a Milano. Arrivato a Milano ho fatto un giro per le agenzie, ho iniziato a capire come funzionava questo lavoro e ho trovato uno scouter che ha deciso di seguirmi; aveva una piccola agenzia che faceva solo booking, e mi sono detto “proviamo”. Ho iniziato un percorso e oggi lavoro con la Fashion Model Management.

Cosa pensi sia necessario per distinguersi nel tuo lavoro?

Di ragazzi, modelli o no, “belli” ce ne sono tanti, quindi prima di tutto, per distinguersi, è necessario avere una personalità in grado di raccogliere i segnali di chi ti vede in un certo modo e restituirli alla macchina fotografica o alla passerella.

Da Treviso, città per eccellenza a misura d’uomo a Milano, nevrotica e piena di gente, così come Londra e Barcellona, le altre due città in cui lavori. Come hai gestito il cambiamento? Come si vive con le valigie sempre pronte?

Il cambiamento l’ho gestito gradualmente, passo per passo; col tempo vedevo che comunque i viaggi aumentavano e gli spostamenti anche, quindi mi sono tenuto attivo e all’erta su tutti i cambiamenti, ma diciamo che mi sono sempre mosso bene. Vivere con la valigia sempre pronta ha i suoi lati positivi e negativi: da un lato può essere difficile intrattenere rapporti personali in una città, ma tutto sommato si vive bene. È sempre un’avventura nuova, un percorso che ti permette di incontrare persone nuove, dalle quali trarre ispirazione e imparare qualcosa. Da Madrid, ultima esperienza in agenda, ho tratto un’energia incredibile.

E cosa c’è nella tua valigia?

Nella mia valigia non possono mancare un pantalone nero, una maglia bianca, e un libro o una rivista; amo molto Coelho oppure leggere riviste come Millionaire, perché mi dà sempre nuovi spunti e mi fa rimanere attivo nel mercato anche al di fuori del mio campo.

Come descriveresti il tuo stile personale?

Penso che il mio stile sia un compromesso tra eleganza composta e il mio carattere socievole e solare; è uno stile che cerca di dialogare con la circostanza. D’altra parte è questo che viene richiesto a chi fa il mio mestiere. Nella vita privata poi sono particolarmente basico.

Fai il modello per diversi brand con diversi stili, quale pensi sia quello più vicino al tuo stile?

Il mio stile non è identificabile con un brand, perché varia moltissimo; avendo contatti con così tanti brand, diversi tra loro: è influenzato da più di un brand. Mi piacciono comunque poche cose di molti stilisti, non sono per i total look. In genere cerco di vestirmi in modo “tranquillo” e naturale, spesso in bianco e nero.

Hai un’icona di riferimento o una figura che consideri fondamentale nel tuo percorso di vita?

Nella moda, le icone di riferimento possono essere i grandi modelli, come Sean O’Pry e Arthur Kulkov, che anche se attualmente è un po’ sparito dalla scena della moda, rimane comunque un punto di riferimento, soprattutto per le sue campagne con Tommy Hilfiger. Tra i nomi nuovi ammiro molto Xavier Serrano. Al momento, tuttavia, non c’è ancora una persona fondamentale nel mio percorso di vita, ma cerco comunque di trarre il meglio dalle persone che conosco; cerco sempre quindi di imparare da ognuno di loro, in modo da completarmi. Sostanzialmente, cerco di conoscere persone interessanti, che mi stimolino, non solo nella moda ma anche nella vita.

In un mondo imbronciato ti presenti con un sorriso amichevole. Pensi che questo aspetto aiuti nella tua vita da modello o che sia meglio corrucciare lo sguardo e creare mistero?

Creare mistero fa parte del gioco ma dipende sempre dai brand che indosso; mi piace se il brand del caso lo richiede, allora butto uno sguardo un po’ cupo e se il fotografo dall’altra parte mi sorride, significa che ci siamo. Comunque, a lavoro finito, tendenzialmente, un sorriso non lo nego mai a nessuno. “Stona” un po’, ma in senso buono, per rompere il ghiaccio.

Oltre alla moda quali sono i tuoi progetti?

Ho molti progetti, al di fuori della moda. Il mio progetto principale, in base anche a quello che ho studiato (sono perito chimico), è poter proseguire in questo campo, portando al contempo avanti il settore del marketing eventi, per un’agenzia che sto mettendo a punto. Oppure, riuscire a gestire e unire chimica ed eventi, e lavorare sull’estrazione e il trasporto del petrolio a livello internazionale. È un progetto impegnativo, ma sono molto carico perché è un mondo che mi appassiona molto.


GALLERY Alberto Bellotto, la moda e le questioni di chimica

Crediti fotografici Christian Ciardella