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Ago, filo e nodo

Ago, filo e nodo – Verde, giallo e rosso, come i colori delle tre linee della metropolitana, il gigantesco Ago, Filo e Nodo che svetta in piazzale Cadorna ha diviso i milanesi in entusiasti sostenitori e scontenti denigratori. Ma di qualsiasi fazione si decida di far parte, l’opera ambientale di Claes Oldenburg e Coosje Van Bruggen (la coppia di artisti che ha progettato sculture ambientali in tutto il mondo) è ormai parte integrante e caratterizzante del panorama urbano.

Alta 18 metri nel suo punto massimo, costruita in acciaio, carbonio e vetroresina, la scultura viene a completamento del progetto di riqualificazione della piazza ad opera di Gae Aulenti, conclusosi nel 2000. La scelta del soggetto è tutt’altro che casuale: Milano è la città italiana della moda per eccellenza, e anche se pochi sono i capi oggi cuciti con ago e filo, questo ne è sicuramente il simbolo più diretto. E prima ancora di trattarsi di un simbolo, si tratta degli strumenti primari della sartoria che hanno dato vita all’operosa industria della moda che tutto il mondo ci invidia. Ancora nel Rinascimento, le donne in aria di nozze ricevevano un set di preziosi aghi coi quali dedicarsi al ricamo, che sovente producevano pezzi di altissima qualità. Ma ago e filo sono anche segno di operosità, di una laboriosità costante che identifica Milano come una delle città più operative del Paese. Un soggetto che ben si colloca in uno degli snodi più brulicanti della metropoli: qui confluiscono le Ferrovie Nord, due linee della metropolitana e la linea Malpensa Express. Il risultato è un continuo brulicare di persone sopra e sotto la piazza, in partenza o in arrivo, il cui passaggio è ben equilibrato dallo studio funzionale degli spazi di connessione tra stazione e piazza, piazza e città. E per tenere insieme il tutto emerge in una vasca d’acqua il nodo del Filo, che con le sue spirali sembra suggerire il vorticoso passaggio di vita e lavoro.