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1939-1940: NEW YORK WORLD’S FAIR

1939-1940: NEW YORK WORLD’S FAIR – Tra il 30 aprile 1939 e il 31 ottobre 1940, New York ospita l’esposizione universale, ufficialmente la New York World’s Fair (NYWF). Il tema scelto per l’evento è il futuro, come testimonia il motto “Dawn of a New Day” (l’alba di un nuovo giorno), e l’esposizione newyorkese si prefigge l’obiettivo di mostrare ai visitatori il “mondo di domani”.
L’idea di un’esposizione universale da tenersi a New York nasce nel 1935, in piena Grande Depressione. Un gruppo di uomini d’affari pensò di organizzare una fiera internazionale per fare in modo che la città e il Paese potessero risollevarsi dalla profonda depressione economica nella quale si trovavano. Nasce per questo la New York World’s Fair Corporation, con sede in uno dei piani più alti dell’Empire State Building.
Oltre a risollevare lo spirito e l’economia della città, l’esposizione universale era l’occasione per celebrare i 150 anni dalla proclamazione di George Washington a presidente degli Stati Uniti.
Un gruppo di artisti della Works Progress Administration (WPA) realizzarono una serie di murales per celebrare l’evento, che sarebbero poi stati pubblicati sul “New York Times Magazine”.

Per ospitare la sede dell’evento viene scelto il distretto del Queens, dove per l’occasione viene creato il Flushing Meadows-Corona Park. Il parco pubblico, che ospiterà anche l’edizione del 1964 della fiera universale, viene creato da un terreno paludoso definito come “una valle di ceneri” da Francis Scott Fitzgerald nel suo celebre romanzo “Il grande Gatsby”. Il sito, all’epoca, era infatti noto come Corona Ash Dumps (paludi di ceneri di Corona), un’area che fino agli inizi del XX secolo era una palude di acqua salata ricca di flora e fauna, ma che lo sviluppo industriale della città avrebbe presto trasformato in discarica. Qui finivano infatti gli scarti e le ceneri del carbone bruciato dalle centrali elettriche e dalle fornaci. Il nome di Corona deriva invece dal quartiere adiacente all’area. La commissione organizzatrice dell’esposizione dispone quindi la bonifica dell’area e la creazione di un nuovo parco, dando l’incarico a Robert Moses, urbanista il cui lavoro sarà legato principalmente a New York, svolgendo un ruolo paragonabile a quello avuto dal barone Haussmann per la Parigi del Secondo Impero.

Il 30 aprile 1939, una domenica, si tiene la grande apertura dell’esposizione, alla presenza di oltre 200.000 persone e a numerose autorità e personaggi di rilievo.
Il discorso di apertura del presidente Franklin D. Roosevelt oltre che alla radio fu anche trasmesso per televisione. La NBC, in occasione dell’evento, inaugura una programmazione regolare che copre la città di New York. Il discorso di apertura viene visto da circa 1.000 persone, attraverso una serie di apparecchi televisivi sparsi nell’area metropolitana di New York.
La televisione è una delle innovazioni tecnologiche in esposizione in diversi padiglioni, come quello della RCA. Dal momento che la tecnologia delle trasmissioni televisive suscitava ancora scetticismo, nel padiglione della Rca era esposto un apparecchio tv realizzato in una scatola trasparente, in modo che il pubblico potesse verificarne il funzionamento.
Dopo un discorso del grande scienziato Albert Einstein sui raggi cosmici, anche questo trasmesso in televisione, le luci della fiera internazionale di New York furono finalmente accese, dando inizio all’evento.

La fiera di New York era suddivisa in diverse zone tematiche, come la Transportation Zone, la Communications and Business Systems Zone, la Food Zone e la Government Zone, tra le altre. Gli architetti che realizzarono gli edifici e le strutture furono incoraggiati a sperimentare soluzioni architettoniche e innovazioni.
I simboli dell’evento erano il Trylon e la Perisphere, che insieme formavano il Theme Center, il cuore dell’esposizione. Le due avveniristiche strutture erano, rispettivamente, una guglia alta 190 metri e una enorme sfera, del diametro di circa 55 metri di diametro. All’interno della Perisphere vi era un diorama dal titolo “Democracy”, che tenendo fede al tema della fiera, “The World of Tomorrow”, descriveva una utopistica città del futuro.
Le due iconiche strutture erano completamente bianche, distinguendosi ancora di più dal resto del complesso, nel quale le varie zone erano contraddistinte da una serie di colori, che comprendevano diverse colorazioni per le pareti esterne e vari effetti di illuminazione.
In onore della città ospitante, i colori principali erano il blu e l’arancio, i colori ufficiali di New York.

Una delle zone tematiche più importanti era la Transportation Zone, dove i protagonisti principali erano case automobilistiche come la General Motors e la Ford. Nel padiglione della prima era presente un enorme diorama che raffigurava una parte degli Stati Uniti, con tanto di autostrade, città, abitazioni e veicoli in miniatura. Il tetto del padiglione della Ford ospitava invece una pista da corsa, dove si tenevano gare automobilistiche.
Anche il trasporto ferroviario aveva un ruolo importante, in particolare l’esposizione “Railroads on Parade”, una spettacolare retrospettiva che illustrava la storia della ferrovia.
Il padiglione della AT&T, nella Communications and Business Systems Zone, esponeva il Voder, un avveniristico sintetizzatore vocale, mentre il padiglione della IBM esibiva macchine da scrivere elettriche e un “calcolatore elettronico” che utilizzava schede perforate. Nel padiglione della Firestone, l’azienda produttrice di pneumatici, era ospitato il famoso ippopotamo pigmeo Billy, che nel 1927 era stato regalato dal fondatore Henry Firestone all’allora presidente Calvin Coolidge, il quale lo aveva inviato al National Zoo.

Tra le innovazioni presenti vi fu anche la fotografia a colori, il condizionatore d’aria, il fax e i collant di nylon. L’azienda chimica Dupont, del Delaware, presenta in questa occasione il Nylon, una rivoluzionaria fibra sintetica, particolarmente resistente, con la quale era possibile realizzare calze femminili molto resistenti.
La Westinghouse Electric, società statunitense costruttrice di apparecchiature elettriche civili e ferroviarie, esponeva Elektro, un robot in acciaio e alluminio alto oltre 2 metri, di aspetto umanoide, che era controllato tramite comandi vocali; Elektro era in grado di camminare, di parlare (aveva un vocabolario di 700 parole) e di muovere braccia e testa. I suoi occhi, attraverso un sistema fotoelettrico, erano inoltre in grado di distinguere il rosso e il verde.
Sempre la Westinghouse Electric, inoltre, aveva realizzato la Westinghouse Time Capsule, una capsula del tempo che suscitò enorme interesse nel pubblico. Al suo interno furono sigillati scritti di Einstein, Thomas Mann, copie di libri, articoli di giornale e molto altro. La “Time Capsule I” (così chiamata per distinguerla dalla sua “gemella”, realizzata in occasione dell’esposizione di New York del 1964) potrà essere aperta solo nel 6939.

Oltre alla tecnologia e al futuro, anche l’arte era molto rappresentata alla fiera del 1939-1940. A essa era dedicato il “Masterpieces of Art”, un edificio che ospitava 300 straordinarie opere d’arte, in gran parte provenienti dall’Europa. I visitatori potevano così ammirare capolavori di artisti come Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Rembrandt e Bellini. Il Rijksmuseum di Amsterdam aveva concesso in prestito il dipinto “La lattaia”, uno dei massimi capolavori di Jan Vermeer.

Non mancava naturalmente un’area dedicata al divertimento, dove accanto alle immancabili montagne russe e giostre vi era anche il Life Savers Parachute Jump, una torre alta 76 metri dalla cui cima ci si poteva lanciare con una sorta di paracadute. Terminato l’evento, l’attrazione fu spostata a Coney Island, dove si trova ancora oggi (anche se non più in funzione), divenendo nota come la “Torre Eiffel di Brooklyn”. Tra le esibizioni vi era anche il “Frank Buck’s Jungleland”, che esibiva uccelli rari ed esotici, rettili e animali selvatici.
Tra le esposizioni di maggior successo vi fu anche il “Dream of Venus”, un padiglione disegnato da Salvador Dalí. Dopo essere entrati attraverso un passaggio fiancheggiato da due enormi gambe femminili, in calze e tacchi a spillo, i visitatori si trovavano in un mondo surreale e onirico, con sirene che nuotavano in piscine, donne vestite da aragoste e altri personaggi con succinti costumi che richiamavano il mondo marino.

Alcuni edifici realizzati per l’occasione sopravvissero all’evento e sarebbero stati usati come sede temporanea delle Nazioni Unite a partire dal 1946, in attesa che venisse completata la sede definitiva di Manhattan, il Palazzo di Vetro (terminato nel 1951). L’Assemblea Generale dell’ONU, in particolare, si riuniva nell’edificio che ospitava gli uffici dello Stato di New York durante l’evento (e che sarebbe stato ristrutturato in occasione dell’esposizione del 1964).
Alla chiusura dell’esposizione, il 31 ottobre 1940, i visitatori erano stati oltre 45 milioni, tuttavia l’evento aveva chiuso il bilancio con un forte passivo.
I terribili eventi della Seconda Guerra Mondiale avrebbero rappresentato una lunga interruzione per le esposizioni universali, e l’edizione successiva si sarebbe tenuta solo nel 1949, a Port-au-Prince (Haiti).

 


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