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#giovaniVIGNERONS della Valle d’Aosta

#giovaniVIGNERONS della Valle d’Aosta – Quando l’unione fa la forza! Entusiasmo nella tecnica produttiva e intraprendenza imprenditoriale, uniti a un grande rispetto per il proprio passato e a uno sguardo ambizioso verso il futuro. Sono elementi che fanno da collante in un gruppo di giovani vignerons che dalla Valle d’Aosta promuovono con genuina passione la viticoltura valdostana di ieri, oggi e di domani e il loro amore incondizionato per il vino, inteso non solo come bene commerciale ma più in particolare nella sua accezione di valore sociale e culturale. Una sfida non certo semplice ma a loro il coraggio non manca perché, come recita un proverbio valdostano: “Qui prend garde de chaque nuage ne fait jamais voyage” (Chi si preoccupa di ogni nuvola non viaggia mai). Ci vuole coraggio per affrontare una viticultura eroica fatta di pendii ripidi e di scarse precipitazioni, in una terra caratterizzata da suoli morenici e pertanto da una ridotta riserva idrica. Ci vuole coraggio per andare controcorrente, in una regione la cui superficie vitata si è via via sempre più ridotta nel tempo per l’emorragia di capitale umano ed economico che gradualmente è fluito dalla campagna alla città. Ci vuole coraggio anche nel superare le singole individualità, per dare voce a un progetto di più ampio respiro: la riscoperta del passato attraverso una comunicazione innovativa, portando alla ribalta una produzione autoctona e al contempo internazionale.

I QUATTRO MOSCHETTIERI DEL VINO VALDOSTANO

Il progetto dei giovani vignerons si articola attraverso quattro realtà che, pur fondendosi in una filosofia comune, mantengono con orgoglio la propria identità unica ed esclusiva. Parliamo dalla cantina Ottin nata tra i comuni di Quart e di Saint-Cristophe quando, nel corso degli anni novanta, Elio Ottin si impegna a dare vita a un vino tutto suo, un sogno che prende definitivamente corpo nel 2007 grazie a una produzione di 30 mila bottiglie e tre vini (Petite Arvine, Torrette Superieur e Pinot Noir) e che oggi trae nuova energia dal figlio Nicolas Ottin, in prima linea in un percorso di continua ricerca che sempre più spesso lo porta a viaggiare tra Italia, Australia e Nuova Zelanda. Dalla famiglia Ottin passiamo alla famiglia Cunéaz e alla cantina Cave Gargantua nel comune di Gressan, dove i fratelli Laurent e André lavorano in sinergia – il primo più sul versante tecnico/produttivo, il secondo più nel settore commerciale e di comunicazione – raccogliendo così il testimone lasciato da nonno Pierino Cunéaz, partendo nel 2013 con un ettaro di estensione e 8000 bottiglie prodotte, per arrivare nel 2017 con otto ettari di area vitata e ben 20.000 bottiglie; un’evoluzione che si articola attraverso vitigni autoctoni (come il Petit Rouge, Fumin e Vien de Nus), della tradizione italiana (Pinot Gris) e internazionali (Pinot Noir e Chardonnay) oltre che in una cura quasi alchemica per lo sviluppo di ogni singola etichetta. La tradizione vitivinicola dell’azienda Grosjean ha radici più profonde nel tempo: vede la luce nel 1968, tra Quart e Saint Christophe, divisa inizialmente tra coltivazione e allevamento per poi dedicarsi completamente allo sviluppo di una propria cantina, attingendo in primis a vitigni quali Fumin, Muscat Petit Grain e Petit Rouge; un “imprinting” quello della viticoltura ereditato da tutta la famiglia Grosjean e a cui non poteva certo sfuggire il giovane Hervé a cui preme in particolare la vocazione biologica dell’azienda, promossa già da nonno Dauphin (un vero pioniere nell’impiego di concimi di origine organica e nel rifiuto di pesticidi) e certificata in modo ufficiale dal 2011. Infine La Plantze che ha il volto entusiasta di Henri Anselmet e che rappresenta la naturale evoluzione di Maison Anselmet, gestita con successo dal padre Giorgio; dal 2015, dopo anni di gavetta e di studio all’ombra della figura paterna, Henri ha iniziato un suo originale percorso partendo dal recupero di una vigna storica nel comune di Sant Pierre e sviluppando tecniche di cantina in barrique di rovere francese e persino in anfora, senza mai sfiorare l’acciaio.

SERATA DI DEGUSTAZIONE #giovaniVIGNERONS

Giovedì 30 novembre, presso l’Hotel Westin Palace, i giovani vignerons hanno mostrato alcune perle della loro produzione vitivinicola nel corso di una serata di degustazione sapientemente guidata dal sommellier Altai Garin e sotto la supervisione di AIS Milano. Una degustazione scandita in otto passaggi, otto vini di grande personalità:

La serie dei bianchi

Pinot Gris Cave Gargantua 2016: Pinot Gris 100%, di cui 80% in acciaio (5 mesi) e 20% in barriques (4 mesi), titolo alcolico 14%; un vino fresco in grado di esprimere al tempo stesso energia e delicatezza, dai vibranti colori giallo-oro, al naso sprigiona sentori di frutta tropicale, di mela renetta e un’acidità che colpisce il palato già al primo assaggio, con una mineralità decisa e una persistenza frutto di un sapiente equilibrio, nonostante la gradazione non certo trascurabile.

Petite Arvine Vigne Rovettaz Grosjean 2016: Petit Arvin 100%, di cui 70% in acciaio (6 mesi) e 30% in barriques (6 mesi), titolo alcolico 13%; in questo caso parliamo di un vitigno non autoctono (l’origine è svizzera) ma espresso al meglio delle sue caratteristiche organolettiche grazie al vigneto che lo accoglie, il vigneto Rovettaz – posizionato a 550 ms.l.m, in forte pendenza e verso sud – in grado di fornire tutto il calore necessario a raggiungere una maturazione fenolica tardiva; ne deriva un vino dal color oro brillante, con intense note floreali di pesca e di agrumi (pompelmo rosa), dalla sapidità decisa, di buona struttura e in evoluzione.

Petite Arvine Ottin 2016: Petit Arvin 100%, in acciaio (7 mesi), titolo alcolico 14,5%; all’esame visivo si presenta con un caratteristico giallo paglierino, vivido e luminoso, mentre all’esame olfattivo si propone da subito come un prodotto di grande equilibrio, dai sentori erbacei e di mela verde, con delicate tracce di salvia e fiori di gelso; la sua acidità si fonde a un gusto morbido e avvolgente, con una piacevole fresca persistenza in bocca.

Al Mister La Plantze 2016: Sauvignon Blanc 50%, Viognier 50%, 100% in anfora (7 mesi), titolo alcolico 13%; un assemblaggio dal carattere internazionale ma che viene esaltato attraverso la peculiare lavorazione in cantina che sfrutta esclusivamente il passaggio in anfora; un vino di grande respiro, cattura la vista con il suo oro antico e stuzzica il naso con un Sauvignon non propriamente classico, più maturo e dai sentori di basilico e foglie di pomodoro; è una vera sorpresa sia per il corpo deciso (nonostante la percentuale in alcool non eccessiva) che per il grado di macerazione, capace di conferire il sapore unico ed esotico di umami.

La serie dei rossi

Pinot Noir Cave Gargantua 2016: Pinot Noir 100%, di cui 90% in acciaio (6 mesi) e 10% in barriques (4 mesi), titolo alcolico 13%; passiamo a un vitigno a bacca rossa, nobile e difficile ma qui interpretato con grande finezza; dall’elegante color rubino, sprigiona sentori di ciliegia acerba e note erbacee; i profumi netti vengono bilanciati da una struttura setosa in cui il tannino pulisce sapientemente il palato senza mai risultare invadente. Un vino capace di rispondere ai trend di un mercato che richiede snellezza, finezza ed esuberanza.

Pinot Noir Vigne Tzeriat Grosjean 2015: Pinot Noir 100%, 100% in barriques (18 mesi), titolo alcolico 13,5%; direttamente dal vigneto Tzeriat – posto a 800 m s.l.m., al riparo delle correnti più fredde – le uve giunte a maturazione vengono vinificate in legno solo con lieviti naturali, godendo di una microssigenazione naturale e della certificazione biologica; dal colore rosso rubino tendente al granata, dal profumo di rosa appassita e frutti di bosco, conquista il palato per la tannicità persistente, le note speziate, la sapidità in evoluzione e i lievi ma piacevoli sentori di tabacco.

Fumin Ottin 2015: Fumin 100%, in botti da 20 hl (12mesi), titolo alcolico 14%; il Fumin è un vitigno autoctono fortemente rappresentativo del territorio, da riscoprire ed esaltare per la sua profondità aromatica. Alla vista affascina con il suo porpora intenso dai riflessi violacei, al naso conquista per i sentori fruttati (frutta rossa matura e confettura) mentre le note tostate e speziate invitano all’assaggio. Già al primo sorso rivela morbidezza e struttura e un tannino vellutato; note di amarene e more mature si accompagnano a piacevoli tracce di cioccolato e vaniglia, in un finale lungo, persistente che prelude a una continua evoluzione. È un vino d’attesa e da riflessione.

Nagött La Plantze 2015: Petit Rouge 50%, Fumin 25%, Comalin 10%, Mayolet 10%, Prëmetta 5%; 100% in barriques (18 mesi), titolo alcolico 14%; un assemblaggio (fatto in vigna e non in cantina!) di vitigni preziosi che forgiano un vino inusuale e una sovramaturazione che regala un tannino sapientemente bilanciato, che spinge senza mai esasperare. Alle sfumature granata seguono i profumi avvolgenti di glicine, amarena e papaya. Intriga per le sue note speziate di pepe e chiodi di garofano e ti convince per il sapore corposo della sua frutta matura.

 


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