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Andar per borghi: Castelvetro di Modena

Andar per borghi: Castelvetro di Modena – Dopo Busseto e Fontanellato, il tour tra i borghi prosegue e si conclude con l’ultima tappa  tra le colline ai piedi del Parco nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, a Castelvetro, 24 km da Modena. Come per Fontanellato, sono i Romani a battezzare la località: Castelvetro, infatti, deriva da Castrum vetus, cioè vecchio presidio militare. Passano i secoli e nel 1330 Castelvetro diventa capoluogo del feudo dei Rangoni fino all’occupazione francese di fine Settecento. Distrutto dal terremoto nel 1501, viene ricostruito mantenendo lo schema medievale che ora dà all’insieme degli edifici del centro storico, chiamato Castello, un fascino singolare. Della cinta muraria che lo circondava, ad esempio, non rimangono che alcuni tratti, ma si possono scoprire lungo le vie Cavedoni e Barani, magari dietro un cancelletto nel cortile di una casa, costruita come le altre sulla linea curva delle antiche mura. Anche delle nove torri che esistevano non ne restano che cinque, ma due particolarmente suggestive: la più antica (del XIII secolo) è la Torre dell’orologio che domina piazza Roma con belvedere sulla vallata e, di fronte, la Torre delle prigioni. In quest’ultima, alta 22 metri, si può entrare per una visita che soddisfa due curiosità: vederne la struttura interna (si sale prima da una scala a pioli in legno, ripidissima, e poi da due rampe a chiocciola molto strette, in pietra) e farsi raccontare la “storia” dell’Aceto Balsamico dalla voce di Simone Tintori, quarta generazione di produttori. Nella torre, infatti, ci sono a invecchiare alcune batterie di botticelle di Aceto Balsamico, le più preziose, quelle che per tradizione sono lasciate in dote alle figlie e infatti ogni batteria, qui, a un nome femminile: Clementina, Guendalina, Anna, Cunegonda… Per la visita, che finisce con una degustazione, si deve andare alla bottega di famiglia dall’altra parte della piazza, La Vecchia Dispensa, paradiso per i buongustai dove trovare, oltre all’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop e all’Aceto Balsamico di Modena Igp, conserve, salse, confetture, cioccolatini e dolcetti, grappe e liquori e una poco conosciuta Saba, condimento ricavato dai mosti di frutta secondo un’antica ricetta di casa, dolcificante naturale e “aceto balsamico” dei contadini, perfetta sui formaggi, sul gelato o per preparare piatti dolci e salati.

Visto che stiamo parlando di buoni sapori, ecco due altri indirizzi in centro storico dove fare una sosta. In via Cialdini, al Bicér Pin, che significa bicchiere pieno, enoteca bistrot dove troverete vini e prodotti di qualità selezionati da Sara e Laura, esperte proprio nella valorizzazione enogastronomica del territorio; nella saletta interna e in giardino si assaggiano i piatti della tradizione. Nella vicina via Tasso, invece, fermatevi ai colorati tavoli de L’Eglise, posti lungo tutta la via e nella piazza della chiesa: è caffetteria, enoteca e ristorante con piatti tipici, perfetta anche per un aperitivo.

Proprio di fronte ai tavoli dell’Eglise incuriosisce un edificio con torre campanaria e giardinetto fiorito: è l’antica chiesa parrocchiale dei SS. Martiri Senesio e Teopompo, ora in parte adibita a ospitare la mostra permanente di abiti rinascimentali utilizzati anche per il Corteo storico e la Festa a Castello (quest’anno il 9-10 settembre) e in parte… invidiabile casa privata. Più avanti, altra curiosità svelata sulla facciata di Palazzo Rangoni: una targa ricorda che qui si rifugiò un Torquato Tasso studente ventenne quando scappò da Bologna nel 1564, accusato di aver scritto satire sui suoi professori dell’Università.

Fuori dal centro storico la ricchezza del territorio ci porta ancora a un castello, a un oratorio romanico e a buoni indirizzi, immersi nella natura.

A Levizzano Rangone, frazione di Castelvetro, in un paesaggio dolcissimo di colline coperte da vigneti e disegnate da campi coltivati, troverete l’omonimo castello protetto da una possente cinta muraria con una torre circondata da una Rocchetta. Interessanti le “Stanze dei Vescovi”, con soffitti lignei e un ciclo di affreschi rinascimentali, fatti eseguire dai Rangoni dopo il terremoto del 1501. Pochi minuti lungo la via Tiberia conducono, invece, all’Oratorio di San Michele Arcangelo, in pietra arenaria. È in posizione ben visibile, perché un tempo era un punto di riferimento per i pellegrini e i mercanti che passavano di qui e che, diretti o provenienti da Roma, percorrevano la via Romea Nonantolana. Dall’Oratorio, appena dieci minuti a piedi, si arriva al Podere Diamante 1884, azienda agricola da più di cent’anni gestita dalla stessa famiglia e agriturismo dove soprattutto la sera è piacevole fermarsi a cenare all’aperto, davanti a un panorama a perdita d’occhio. In menu, golosità come il tortino con fonduta di Parmigiano Reggiano e Aceto Balsamico, i tortelloni di ricotta di Levizzano, filetto di maiale al ristretto di Lambrusco Grasparossa. A proposito di Parmigiano, con una passeggiata poco più lunga si raggiunge il Caseificio San Silvestro, con uno spaccio per comprare, oltre al Reggiano Dop, anche burro e ricotta di qualità. L’indirizzo è via Sinistra Guerro 95A, e significa che il caseificio è sulla sponda sinistra del torrente Guerro che attraversa Castelvetro e alcune sue frazioni. Guerro si chiama anche l’albergo, confortevole, in via Destra Guerro 18 in posizione comoda per raggiungere a piedi il centro storico di Castelvetro. Se invece desiderate godere di un panorama pieno di fascino, rilassarvi al sole a bordo piscina, avere a disposizione un centro wellness, dormire in una suite, degustare Aceto Balsamico e Lambrusco della casa, mangiare cibi genuini, l’indirizzo che fa per voi è Opera02, un agriturismo moderno e raffinato sulle colline di Levizzano, meraviglia tra le meraviglie.