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Andar per Borghi: alla scoperta di Fontanellato

Dopo la prima tappa a Busseto , proseguiamo il tour alla scoperta di alcuni dei borghi che si sono guadagnati le Bandiere Arancioni assegnate dal Touring Club Italiano. Questa settimana è la volta di Fontanellato.

Davanti alla vista della Rocca Sanvitale che galleggia massiccia e al tempo stesso leggera sulle acque del fossato che la cinge, circondato a sua volta da basse costruzioni con portici, perfette nella loro armonia di forme e colori, non si può che stupirsi di fronte a tanta scenografica bellezza arrivata dal passato.

Siamo a Fontanellato, una ventina di chilometri da Parma, poco più di 7mila abitanti, borgo che deve il suo nome (dal latino fontana lata, cioè grande fontana) alle numerose risorgive che caratterizzavano, e ancora lo fanno, il territorio, portando in superficie acque che scorrono in profondità. I Sanvitale, diventati Signori del luogo nel XIV secolo, fanno costruire la fortezza su un preesistente edificio del 1100. Con il passare dei secoli, però, la Rocca perde la sua funzione difensiva, si trasforma in residenza signorile e i Sanvitale la abitano ininterrottamente per sei secoli, fino al 1948, quando l’ultimo conte la vende al Comune con tutti gli arredi.

Ora è un Museo, ma proprio perché “vissuto” fino a metà del Novecento ha un fascino particolare. E se ci si aspetta una sala delle armi (ma non il rarissimo forziere di fine XVI secolo con una chiave che mette in funzione un complesso sistema di 12 chiavistelli!) dopo è un susseguirsi di sorprese e curiosità: la sala da pranzo, sulle cui credenze e rastrelliere sono esposti piatti e vasellame di famiglia; la sala del biliardo con il tavolo da gioco ottocentesco su un pavimento in cotto a losanghe del ’400; il salotto con oggetti personali appartenuti a Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma, la cui figlia Albertina sposò un Sanvitale: un ombrellino, scarpette da ballo e di velluto ricamate in oro, tre berretti da amazzone, un paio di guanti di velo; la camera da letto con uno spettacolare soffitto proveniente da un edificio sacro; la galleria degli antenati, con i 49 ritratti a destra tutti molto simili dato che i soggetti erano già scomparsi quando l’anonimo pittore li dipinse. E ancora il teatrino delle marionette che sempre Maria Luigia d’Austria regalò ai nipotini, le mappe dei territori del casato, la camera ottica, in fondo al giardino pensile, che grazie a un gioco di specchi e prismi permette ancora di vedere che cosa succede nella piazza antistante la Rocca, in tutta segretezza. Ma la sorpresa più preziosa è la saletta quadrata affrescata dal Parmigianino tra il 1523-24 con scene del mito di Diana e Atteone dalle Metamorfosi di Ovidio, capolavoro giovanile del grande interprete del manierismo italiano. Pare che fosse lo studiolo di Paola Gonzaga, moglie di Galeazzo Sanvitale: lei è ritratta nella figura femminile sopra la finestra, mentre tra angeli e putti compaiono anche i suoi due figli, una bimba e un neonato abbracciati. Tutto l’insieme è emozionante.

A due passi dalla Rocca, da ammirare anche dall’esterno facendo un giro completo intorno al fossato, troverete altre meraviglie come la chiesa di Santa Croce, l’Oratorio dell’Assunta, l’ottocentesco Teatro Comunale, ma il consiglio è di uscire dal centro storico passando dal torrione della cosiddetta “Porta di Sopra”, l’edificio meglio conservato dell’antica cinta muraria. Poco distante, in fondo a un ampio spiazzo, ecco il Santuario della Beata Vergine del Rosario, meta di pellegrini e luogo di grande devozione. Eretto nel XVII secolo, con facciata neo-barocca, ricco di affreschi e opere d’arte, conserva nella sacrestia un’incredibile, foltissima raccolta di ex voto per grazia ricevuta dedicati alla Madonna del Rosario e databili dal 1600 ai giorni nostri. E se senza dubbio sono testimonianza della fede di chi li ha donati, soprattutto quelli più antichi raccontano e documentano con una grande varietà di situazioni momenti di vita di altri tempi.

E poiché ci troviamo nella Food Valley italiana, ecco due indirizzi dove fermarsi a gustare buoni piatti e a fare scorta di prodotti di qualità. Il primo si chiama La Cascina e si trova a Cannetolo di Fontanellato, lungo la SP63. È una trattoria, ma sarebbe più corretto dire locanda, perché ci si può anche dormire, proprio come una volta. Luogo semplice e cibo ottimo. In tavola arrivano salumi e torta fritta, tortelli di erbette, grigliate di maiale con sei tagli diversi, tagliate, costate e una superlativa tartare. Ai fornelli ci sono Michele (allevatore di mucche e macellaio a Parma, ed ecco il perché della bontà delle carne) e Paola, sua moglie, attentissimi a rifornirsi da produttori di un piccolo consorzio di qualità della zona. Tutt’altra atmosfera per la Culatelleria, al numero 129 della via Emilia a Sanguinaro di Fontanellato. Siamo al Salumificio Rossi, marchio storico giunto con Bruno alla quinta generazione, che sopra le cantine dove stagionano Culatelli di Zibello, salami, coppe, prosciutti, spalle cotte ha aperto un grande spaccio con pareti “tappezzate” da salumi e con in mostra una collezione di affettatrici d’epoca. Lo spaccio è occupato per metà da tavoli dove sedersi a gustare taglieri di affettati e vari tipi di formaggio grana con mostarde, ma anche tortelli con ripieno di erbette o di zucca e lardo pesto con verdure, e per l’altra metà da un lunghissmo bancone dove acquistare i prodotti. Due le specialità esclusive di Rossi, assolutamente da provare: la Culaccia® (culatello con la sua cotenna), non insaccata, morbida e dolce, si scioglie in bocca; l’altro è il Gordo® di Casalbarbato (gola stagionata a lungo), perfetto con il pane caldo e sulla polenta fritta.

La settimana prossima il tour si conclude a Castelvetro.